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lunedì 4 ottobre 2010

La prima cosa bella - Paolo Virzì

La prima cosa bella è stato candidato come miglior film straniero all'Oscar 2011. La mia recensione su questo film è: “una stellina”. Alcune riviste traducono questo punteggio come “inguardabile”, altre come “pessimo”, altri critici più informali nella legenda indicano “meglio una pizza con gli amici”. Dopo l’ottimo Gomorra, è difficile credere che il film italiano più meritevole sia codesto (anche se non bisogna pretendere mai troppo da un premio, l’Oscar, che nel 1990 ha consegnato sette statuette a Balla coi lupi).
In breve, la storia è la seguente: una madre malata (Stefania Sandrelli) sta per andare all’altro mondo e viene circondata dai suoi cari negli ultimi gironi che le restano. E già ci si potrebbe fermare qui a discutere sulla semplicità di una trama trita e ritrita, che chiunque abbia un minimo di conoscenze di sceneggiature sa che il genitore malato, morente o morto è il primo e più facile espediente per riunire una famiglia separata da tempo.
Il regista Paolo Virzì, che io personalmente ho sempre stimato, ci conduce quindi in un viaggio temporale fatto di lunghi flashback attraverso gli occhi dei due figli interpretati da Valerio Mastrandrea e Claudia Pandolfi. Quel che ne esce fuori è un film di una noia pazzesca, e di una tristezza degna del neorealismo italiano, senza però la veridicità della prova attoriale simbolo di quel cinema. Infatti per tre quarti di film uno non vede l’ora che la vecchia schiatti così da poter tornarsene a casa a portare fuori il cane, o a giocare a Pro Evolution.
Se i film di Virzì in passato si erano fatti notare proprio per l’autenticità della recitazione (mi vengono in mente i toscanacci di Ovosodo o i siciliani di My name is Tanino) in La prima cosa bella i romanissimi Mastrandrea, Ramazzotti e Pandolfi, si prodigano in una pessima prova di livornese applicato. I dialoghi sono tutto un “Oh bellino tu sei”, “Suvvia piccina”, “Fallo a modino”, eccetera eccetera. Quando il vero abitante di Livorno è assai meno docile nei modi, anzi, il toscano in generale è ben noto per il suo smoccolare e smadonnare a iosa. Con questo non voglio dire che il film avrebbe dovuto essere blasfemo, però risulta come se i personaggi fossero avvolti da un’aura docile che del mero e simpatico grezzume livornese ha ben poco.
Da non tralasciare è la colonna sonora che fa da sfondo al tutto. Malika Ayane (solita cantante italiana che fa la solita musica italiana che parla dei soliti amori italiani) canta un brano che ha lo stesso titolo della pellicola. Si tratta di una reinterpretazione di una vecchia canzone di Nicola di Bari e Mogol. Un accenno al testo, poi ognuno pensi quel che vuole: “La senti questa voce/chi canta e` il mio cuore/amore amore amore”...
E comunque, tornando a Virzì, a sostegno di ogni mia tesi rimane sempre il punto numero uno: questo film è pallosissimo. Ma se alla fine dei conti La prima cosa bella dovesse veramente diventare l’erede de La vita è bella di Benigni e riuscire là dove Gomorra non è riuscito, ciò sarà l’ennesima riprova di quanto il nostra cinema faccia pena.